parovel

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La famiglia Parovel privilegia la coltivazione di vitigni di antico lignaggio giuliano -istro carsico-  nel rispetto della natura e delle pratiche familiari. I vitigni qui coltivati sono autoctoni perchè sviluppatisi in loco grazie ad un lungo processo di ibridazione naturale oppure per mutazione spontanea. Come il Refosco, la Vitovska e la Malvasia istriana. Il Sauvignon e il Moscato Giallo possono anch'essi essere considerati come appartenenti al Friuli Venezia Giulia. Hanno una propria personalità che si integra pienamente nello stile della gamma dei vini di Parovel. 

La Vitovska del Carso, vitigno autoctono coltivato fra il Carso ed il Capo d’Istria, invita naturalmente a cedere alla tentazione di un secondo sorso dissetante, minerale e fresco. Il suo stile è croccante come una mandorla fresca appena sbucciata e si fonde con un piacevole sapore di pietra bagnata (vicino alla pietra focaia e gli idrocarburi nella sua evoluzione). I suoi aromi sono ben diversi dalla declinazione solita degli aromi floreali dei vini bianchi. La nostra Vitovska Barde evoca il fiore bianco fresco del mattino come il gelsomino per opposizione a quello serale più intenso e potente che si ritrova nei vecchi vini rossi. Gli aromi sono molto vicini al fiore d’arancio e cosi lontani dalla violetta e dalla rosa. E’ difficile trovare nell’elenco dei sentori floreali l’impressione percepita durante la sua degustazione. L’espressione floreale della nostra Vitovska Barde somiglia tantissimo al fiore bianco maturo della Magnolia, delicato al mattino e potente alla sera (e così piacevole da annusare dopo una pioggia d’estate). Le sue espressioni sono vicine al miele e al fiore del sambuco e si dissociano in questo senso al quasi troppo delicato e timido gelsomino del mattino più centrato sul frutto maturo nella sua evoluzione.

La Vitovska ONAVÈ Barde Parovel è un vino piacevole da sorseggiare in terrazza con amici. Si distingue con un naso aperto e fragrante centrato sui fiori bianchi assieme ad un tocco di camomilla e lime. La bocca è rigorosa e ben delineata con una freschezza che gli da una grande bevibilità. A noi piace abbinarlo ad una tenpura di seppie.

La Malvasia istriana è un termine con il quale vengono indicati numerosi vitigni, per cui è anche appropriato parlare di "Malvasie“. Alcuni di questi si differenziano notevolmente tra loro per morfologia delle piante, colore, sapore e composizione biochimica del frutto, precocità di maturazione, produttività ed attitudine alla vinificazione. I molti vitigni denominati Malvasia hanno spesso in comune soltanto il nome, derivante da una città greca del Peloponneso, Monenbasia, Monemvasia o Monovasia, che significa "porto ad una sola entrata", città che per assonanza con il nome greco fu ribattezzata dai Veneziani "Malvasia”. L’uso di tale appellativo viene utilizzato alle origini da parte dei veneziani per indicare prima i vini dolci ed alcolici provenienti dalla parte orientale del Mediterraneo, poi anche i locali di Venezia nei quali se ne svolgeva il commercio. Della Malvasia istriana si hanno tracce sin dal 1300.

La Malvasia PÔJE Barde Parovel è un vino bianco fruttato e di grande personalità che dimostra un buon potenziale d’invecchiamento. Il naso è fragrante e si apre sulla frutta bianca e le erbe aromatiche fresche per evolvere con gli anni sulla frutta esotica matura (litchi, mango), le spezie dolci (cardamomo, vaniglia) oltre ai sentori delicati di limone candito e mimosa matura. La bocca è generalmente fresca e avvolgente con una piacevole salinità assortita dai sapori di agrumi maturi e di un tocco finale speziato. Si tratta decisamente di un vino da pasto da abbinare con un pesce pregiato o dei formaggi di mezza stagionatura.

Ed anche nel Carso, patria della famiglia Parovel, il Refosco dal Peduncolo Rosso viene coltivato. Il nome Refosco (Refosc nella lingua friulana) deriva con ogni probabilità da Rap fosc ossia grappolo scuro. Il documento più antico che attesta la presenza di un Refosco è del 1452. In realtà lì si parla di Refosco «maduro» cioè di un Refosco ottenuto da uve fatte appassire prima di essere vinificate. Se ne otteneva così un vino dolce, alcolico, molto pregiato, un “vino liquoroso”, così erano chiamati nel settecento e ottocento i vini di qualità pregiata. Oltre al Refosco dolce veniva prodotto anche un Refosco secco ossia privo di zuccheri, altrettanto pregiato. Proprio grazie alle sue peculiarità il Refosco riuscì ad emergere rispetto ai tanti vini terrani, intesi come vini “nostrani”, frutto di un miscuglio di uve diverse.

Il Refosco era impiegato inoltre come vino da taglio per migliorare la qualità dei vini “negri ordinari” destinati alla mensa quotidiana. Nell’800 erano numerosi i vitigni che andavano sotto il nome Refosco grazie al gran prestigio di cui godeva il vino così denominato. Tanto che persino un vitigno proveniente dall’Ungheria fu battezzato “Refosco ungherese”. Il nome Refosco dal Peduncolo Rosso emerge solo nel 1863 quando a Udine si tenne una “Mostra d’uve”. Prima di questa data con probabilità si nascondeva sotto la dicitura Refoschino, nome col quale è ancora noto in qualche paese del Friuli. Negli anni 1960-1970 il Refosco dal Peduncolo Rosso era pressoché scomparso e ritenuto non degno d’attenzione per quelle sue caratteristiche d’essere poco produttivo e tardivo nell’iniziare a fruttificare. Oggi, per fortuna, il Refosco dal Peduncolo Rosso è parte dell’eccellenza vitivinicola della regione.

Il Refosco IMÀ Barde Parovel è un vino che svela un naso speziato centrato sulla frutta nera selvatica (mora). In bocca, la freschezza domina la vena tannica ben integrata che chiude su un piacevole finale pulito. E’ decisamente un vino del territorio da servire con dei piatti tradizionali.
Sono poi decisamente freschi i vini fermi i rossi come il noto Terrano HODÌ Barde Parovel senza affinamento in legno e lo spumante extra dry Parovel, il KAMJE a base di Malvasia istriana e Glera.

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